![]() Categoria: Bands Review Titolo: Oceansize - Live Trezzo d'Adda 1/11/07 - Intervista a Mike Vennart + Live Report |
Mike: sempre le solite domande del cazzo. Mi tocca fare un'intervista dietro l'altra, ogni volta che suono in un posto diverso.
Jack: non ti preoccupare. Ci siamo preparati alcune domande un pò diverse dal solito.
M: staremo a vedere.
Nuvole di fumo, rumori distorti e inumani. Si crea l'atmosfera necessaria.
Entrano in scena velocemente. Non dicono una parola ed imbracciano gli strumenti. Le menti sono allineate.
Inizia il concerto.
Halo: l'uscita del vostro nuovo album è circondata da numerose novità: Chris Sheldon, con cui avevate già lavorato ai tempi di Effloresce, si è occupato della produzione, Steven Hodson invece è il vostro nuovo bassista. Cos'è cambiato all'interno del gruppo, rispetto ai dischi precedenti?
M: le principali differenze rispetto al passato sono sotto gli occhi di tutti. Per quanto ci riguarda, in seguito all'uscita di Everyone Into Position aabbiamo avuto la sensazione che qualcosa non stesse andando per il verso giusto. Abbiamo perduto il nostro bassista di sempre, Jon Ellis. Non è stato facile: abbiamo dovuto darci una mossa. Non ci è voluto molto per capire che Steven fosse la persona che stavamo cercando. E', prima di tutto, un musicista straordinario: suona in un gruppo Hardcore e si occupa nella batteria nei Capulet, un gruppo con cui abbiamo molto in comune. Detto questo la scelta ci è sembrata ovvia. Per rispondere alla tua domanda, non so cosa sia davvero cambiato dai primi due dischi ad oggi. Il metodo compositivo, il processo creativo è sostanzialmente lo stesso. Forse ora c'è una componente maggiormente attenta ed analitica nei confronti del pezzo che prima non avevamo. E questo è senza ombra di dubbio un deciso passo avanti.
Commemorative 9/11 T-Shirt parte tranquilla e melodica. In poco tempo lascia la scena per una versione di Unfamiliar assolutamente spaccaossa.
Dal vivo gli Oceansize non si limitano a suonare con rigore i propri pezzi: li esprimono con forza viscerale.
La setlist pesca a piene mani dai loro tre album. Ed è gioia per le orecchie di chi ha imparato ad amarli prima dell'uscita di Frames.
J: la parola Frames appartiene all'area semantica dell'aspetto visivo. Quanto è importante, durante la creazione di un pezzo, il fattore immaginativo?
M: quando suoniamo un pezzo, teniamo in gran conto il fattore evocativo: La canzone deve saper trascinare l'ascoltatore in luoghi di fantasia, riportare alla luce vecchi ricordi ormai sepolti o memorie d'infanzia. La sfida è quella di rapire chi ascolta un nostro brano, arricchirlo e cambiarlo allo stesso tempo, lasciando libero corso alla sua immaginazione. Poche band, questo mi pare di poterlo ammettere, sono in grado di fare questo. Forse i Mogwai, anche se tendo a considerarli piuttosto distanti da noi. Con queste premesse, la composizione di un pezzo richiede tempi di lavorazione molto lunghi. Ci sono band che ragionano sempre secondo il "buona la prima" e quindi buttano nel cesso tutte le loro idee. Noi proviamo almeno dieci volte la stessa canzone in forme diverse, giusto per vedere se l'idea di base può essere in qualche modo migliorata. E' quasi una costrizione mentale, quella che mi spinge a lavorare e ragionare su ogni singolo passaggio; che mi porta a curare anche il dettaglio più insignificante.
J: e probabilmente è anche il motivo per cui gli Oceansize sono gli Oceansize ed altre band rimangono semplicemente... altre band.
M: (sorride).
Il concerto procede senza intoppi. L'atmosfera cresce pezzo dopo pezzo. Trail of Fire esplode con tutta la sua forza. Savant si dimostra satura di effetti.
Quando arriva il momento di Catalyst anche chi non li conosce può rendersi conto che un loro live può competere con la brutalità del metal. Trascinanti quanto gli Isis, dolci come i Sigur Ròs.
H: le Jam Sessions che avete rilasciato l'anno scorso vi sono tornate utili nella lavorazione di Frames? Qual'era esattamente lo scopo di questo esperimento?
M: alcune idee si sono presto trasformate in vere e proprie canzoni, altre in puro e semplice rumore di fondo. Volevamo dare prova alla gente di come affrontiamo il nostro lavoro settimana per settimana, ogniqualvolta ci trovassimo in sala prove. Inizialmente questi pezzi erano capaci di durare fino a nove minuti, per poi essere ridotti ad una manciata di secondi nella realizzazione finale. Se alcuni sembravano non funzionare fin dall'inizio, altri suonavano fottutamente post-rock. Il più delle volte si trattava di suonare lo stesso giro per una decina di minuti, elaborarlo e vederlo crescere. Ci sottoponiamo sempre ad una costante mole di lavoro: non ci piace dormire sugli allori.
J: e per quanto riguarda i Feedback? Avete ricevuto riscontri positivi?
M: assolutamente si. Alcune volte abbiamo ricevuto pareri contrastanti, di persone che si chiedevano cosa cavolo stessimo combinando nelle sessioni di prova. Poss garantire a tutte queste persone che ameranno Frames alla follia. Molti album richiedono parecchi ascolti per essere apprezzati fino in fondo, richiedo impegno e fatica per essere capiti.. E mi piace pensare che siano propri quelli gli album che ti segnano la vita.
Sleeping Dogs And Dead Lions è un pezzo tanto progressivo quanto violento. Meshuggah insieme a John Zorn non riuscirebbero a fare di meglio. La melodia della canzone viene stravolta da incursioni al limite della follia. I suoni non esattamente a regola d'arte frastornano le orecchie. Il volume della voce è davvero troppo basso per essere apprezzato nella sua naturale vitalità. Women Who Love Men Who Love Drugs regge il confronto con la controparte su disco.
J: oggi la musica si ascolta più su internet che su cd. Le etichette discografiche storiche incontrano sempre più problemi rispetto al passato. Questo, unito al fatto che avete cambiato etichetta giusto in tempo per l'uscita di Frames, ci fa pensare che abbiate le vostre idee in fatto di "music business".
M: in realtà sotto questo aspetto ci consideriamo piuttosto old-fashion. Non abbiamo reso disponbile esclusivamente via digital-download il nostro album, come hanno fatto i Radiohead: questo è l'argomento "hot" del momento. Per quanto ci riguarda credo che gran parte del nostro pubblico preferisca ascoltarci su cd. Certo, all'interno della distribuzione online non esistono intermediari. Quello che guadagni va direttamente a te. Ma questa strategia può essere applicata solo in determinate circostanze: ci sono un sacco di rock-bands che sputano fuori album che non vendono nulla e poco dopo si sciolgono inesorabilmente. Se non vendi la gente non ti ascolta; se non vendi significa che non sei famoso. Ed è attualmente molto difficile quantificare che tipo di influenza possa avere un disco distribuito esclusivamente sulla rete. Una cosa del genere possono farla soltanto una manciata di tutti quei gruppi che oggi calcano la scena.
J: le Major tendono a conservare i propri privilegi, senza adeguarsi ai tempi. Si comportano come trent'anni fa, con la differenza che oggi qualcosa è cambiato.
M: senza dubbio. E' molto più facile ascoltare musica oggi che non negli anni settanta. Vai a casa di un tuo amico e scarichi sul tuo iPod tutta la sua collezione di dischi. Una quantità inestimabile di materiale musicale, che non potrebbe essere stipato per intero nemmeno in una casa. E' una cosa pazzesca: una grande opportunità se ti piace la musica, poichè puoi ascoltare tutto quello che desideri senza sborsare un centesimo. Ed hai una libertà di scelta senza paragoni.
J: con la differenza che questa "libertà" fa si che ci sia un sacco di gente che dice di ascoltare musica e poi in relatà di musica non sa un accidente. Ed è la stessa gente che possiede migliaia di file mp3 di cui avrà ascoltato al massimo un decimo.
M: questo è un argomento delicato. Mi piacerebbe avere una risposta alle tue domande, ma purtroppo non è così.
Music For A Nurse giunge inaspettata. E' la musica a questo punto ad impregnare le emozioni dei presenti, dopo più di un'ora di concerto, quasi senza interruzioni Ci si abbandona alle prime note, semplici ma efficaci, che senza fretta e costrizioni conducono l'ascoltatore in un vortice di ricordi.
H: il "suono" degli Oceansize è caratterizzato da tre chitarre e moltissimi effetti e dettagli, nonchè da un bellissimo contrasto tra la furia e la meditazione. Nel riprodurre questo tipo di atmosfera dal vivo, è necessario operare qualche genere di compromesso?
M: la trasposizione avviene in maniera assolutamente istintiva. Non esistono premeditazione o soluzioni studiate a tavolino. Non c'è un "come dovrebbe essere" ma soltanto un "com'è". Ovviamente l'esperienza dal vivo risente delle emozioni e delle sensazioni che proviamo in quel preciso istante, quando ci troviamo sul palco. Non tentiamo in alcun modo di suonare in modo diverso dal solito: cerchiamo di essere il più possibile noi stessi. A volte è come guardare il paesaggio che scorre davanti ai tuoi occhi. Bisogna sapersi lasciare trasportare.
H: quindi gli Oceansize devono suonare come tali?
M: siamo soggetti ad un gran numero di influenze esterne. Tu per esempio, che porti una maglietta dei Meshuggah: c'è un riff nel nuovo album che suona maledettamente Meshuggah. Tutto è partito da un'idea: ci abbiamo lavorato ed il pezzo ha preso vita. In una delle interviste che rilasciato qualche tempo fa, il giornalista continuava a ripetere che siamo molto simili ai Radiohead. Ok, la band di Thom Yorke è tra le mie preferite: mi piace ogni singola canzone. Ma allo stesso tempo so che ci siamo impegnati così tanto per costruirci attorno un sound assolutamente personale che... fanculo. Non siamo i Radiohead. Posso provarlo su un qualsiasi computer di casa: gli Oceansize hanno ben poco da spartire con i Radiohead.
J: probabilmente quel giornalista rientra nella categoria di chi non sa un cazzo di musica.
M: (ride) hanno saputo rinnovare la musica Mainstream: questo è un merito enorme. Ma possiamo essere paragonati a loro solo sulla carta.
Tornano sul palco, dopo un brevissimo intervallo, per chiudere con una Ornament/The Last Wrongs eccellente, forse un pò troppo simile al cd.
Gli ultimi saluti vanno al purtroppo esiguo pubblico, comprese "le scimmie sedute ai lati" (parole di Mike).
J: Effloresce conteneva dodici canzoni, Everyone Into Position dieci e Frames otto. Quindi ci chiediamo di quanti album avete bisogno per produrre una gigantesca suite da ottanta minuti? A parte gli scherzi, c'è qualche motivo particolare per cui il numero dei pezzi diminuisce all'uscita di ogni album?
M: dopo l'uscita di Effloresce abbiamo sempre cercato di produrre album più corti: diciamo sui sessanta minuti. Ovviamente sforiamo sempre e finiamo per suonare tra i settantacinque e gli ottanta minuti. L'inverno scorso ci siamo trovato con un sacco di idee, derivate in gran parte dalle Jam di cui parlavamo poco fa, e ci siamo chiesti: "su cosa vogliamo lavorare?". Non possiamo fare durare un disco oltre l'ora e mezza. Quindi ci concentriamo su poche cose e facciamo quello che ci riesce meglio: ipnotizzare il nostro pubblico.
J: a questo punto speriamo di non averti scocciato con le nostre "solite" domande.
M: in realtà la vostra intervista è stata una delle migliori. Certe volte mi trovo davanti persone che nemmeno si sono lette la nostra bio e tra una domanda e l'altra mi chiedo: "ma questo avrà mai ascoltato anche solo una mia canzone?". E nel vostro caso, ragazzi, posso dire di si.
Una grande soddisfazione ce la siamo tolta poco prima di andarcene:
J+H: Mike! Complimenti per il concerto, siamo stati molto contenti di avervi visto dal vivo. Abbiamo apprezzato particolarmente il fatto che abbiate suonato Music For A Nurse.
M: Grazie ragazzi. Si per quanto riguarda "Nurse" non la facciamo quasi mai dal vivo.
E' un caso più unico che raro.
Setlist:
Commemorative 9/11 T-Shirt
Unfamiliar
Remember Where You Are
Trail Of Fire
Savant
Catalyst
Sleeping Dogs And Dead Lions
Women Who Love Men Who Love Drugs
A Homage To A Shame
Music For A Nurse
Ornament/The Last Wrongs
Le foto dell'invervista
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