Definite la vostra proposta stoner, ovvero un genere tipicamente americano o anglosassone (kyuss, orange goblin...), ma c'? molto della musica italiana nella vostra proposta. Quali sono state le vostre influenze a livello nazionale?
Siamo cresciuti ad Afterhours, Fluxus e Santo Niente. Tre gruppi che, insieme ai Marlene Kuntz, sono riusciti a coniugare musica potente con melodie e liriche raffinate ed intelligenti. Ma ci piacciono anche Ennio Morricone, Tenco, Loredana Bert? e la Canalis quando si spoglia.
Rimanendo in tema, il cantato in italiano ? stata una scelta o un caso che avete deciso di seguire?
L'italiano ci ha scelti fin dall'inizio. E' pi? facile esprimere un concetto nella nostra lingua madre che nella lingua madre di qualcun altro. E' un rischio, perch? non basta scrivere due frasi del cazzo ripetute all'infinito come fa il 95% dei gruppi stranieri che amiamo: il fatto che tutti capiscano cosa stai dicendo, non ti permette di prendere per il culo nessuno. Scrivere un bel testo ? molto difficile ma quando capisci che il tuo testo ? stato capito e non viene ripetutto pedisequamente come successione di suoni, ? una grande soddisfazione.
Cosa pensate della scena stoner italiana, in cui ci sono molti spettatori disponibili ma pochi gruppi?
Spesso ci arrivano segnalazioni di gruppi stoner da ascoltare: allora li ascolto, li trovo bravi ma li trovo tutti uguali. Non rischiano, fanno il solito riff alla Kyuss, soliti suoni alla Kyuss, le solite melodie alla Kyuss. Per me hanno poca personalit?. E' colpa anche di parte della critica non riesce a svincolarsi dai soliti clich? e se uno propone qualcosa di rielaborato, fa cagare. I Mesas si sono messi in gioco fin dall'inizio cantando in italiano, ascoltando tanto stoner ma cercando di elaborarlo in una chiave pi? mediterranea e pare che la scommessa sia stata, almeno in
parte, vinta. Certo, c'? chi ci odia, ma a noi le voci fuori dal coro piacciono perch? la loro presenza significa che siamo riusciti nell'intento di non sputtanarci per vendere e piacere a tutti.
E' evidente che volete andare oltre allo stereotipo "fare casino per divertirsi". Quindi, avete una specie di "manifesto", un messaggio che volete trasmettere o una specie di "codice" interno che seguite?
Nessun manifesto, nessun codice. Sono robe da gente ottusa e chiusa, concentrata solo sul proprio ego. Noi invece suoniamo solo ed esclusivamente per fare casino e divertirci. Ci? che scriviamo nei nostri testi non vuol dire un cazzo, sono parole messe l? perch? in quella posizione suonano bene: prendi ad esempio una frase come "non ? poi cos? male il male", ma che cazzo vuol dire? niente. E l'aviatore che caga in testa alla gente? niente.
Chi sono i vostri punti di riferimento? Non parlo di influenze musicali come prima, ma di artisti magari totalmente esterni al vostro genere o gusti ma che rispettate e ammirate per come si pongono e cosa trasmettono.
Devin Valencia aka Amy Ried. Gran bella attrice. E poi la natura. Il pi? grande punto di riferimento ? il silenzio della natura. Vuoi sapere come nasce una canzone Mesas, ammesso che te ne possa
fottere qualcosa ? Vai a camminare in una faggetta, a 1200/1300 m di quota, nel silenzio assoluto, incontri qualche cerbiatto, un paio di camosci, un cinghiale con la prole, tutto intorno il verde brillante delle foglie del faggio attraversate dalla luce del sole, aperture improvvise su panorami mozzafiati sporcati dal sibilo sottile del vento di bassa montagna; poi subito dopo torni a Milano, mezz'ora per arrivare all'imbocco della tangenziale, due ore per entrare in casa, l'incommensurabile rumore degli stronzi attorno, infili il jack nella chitarra, alzi il tuo Mesaboogie a volume 6 e ti metti davanti alla cassa. Ad un certo punto sar? venuto fuori un pezzo Mesas.
Voi siete una "voce fuori dal coro" e quindi avete un punto di vista particolare sulla scena musicale italiana in generale. Come la vedete?
Noi siamo il vecchio che dal fondo della chiesa storpia e stona l'Alleluia. Se ci fosse bastato quello che la scena italiana offre, ci saremmo limitati ad ascoltare e non a suonare.
Qulache nome? Mirsie, One Dimensional Man, gli scomparsi Fluxus e gli Afterhours, unico gruppo che con il passare degli anni non peggiora.