Ci pare giusto iniziare dicendo qualcosa per chi ancora non vi conosce. Quali sono le intenzioni e gli obiettivi alla base del progetto Petrol?
Dan: Petrol è rock, è distorsione sonora amplificata, è emotivo e animale, nel senso che ha a che fare con l'anima...
Petrol è amore senza dover dire ti amo.
Petrol è una parola dai risvolti tremendamente attuali. La copertina di Dal Fondo accosta pozzi in fiamme del Kuwait a sterminati campi da golf hollywoodiani. In quale misura la musica può e deve occuparsi dell'attualità? Oggi giudichi soddisfacente il rapporto tra musica e realtà quotidiana?
Dan: L'arte si occupa sempre di attualità, o di contemporaneità, quando è vera arte. L'urgenza espressiva dettata da qualunque motivazione è per sua intrinseca natura attuale. Se per attualità si intende, invece, il corpo di notizie scelte dai media quotidianamente, allora il primo dovere è, secondo me, quello di non lasciarsi condizionare e fuorviare, soprattutto dall'illusione che le informazioni generano. Ritengo che, oggi, la parola informazione stia pericolosamente diventando sinonimo di confusione.
La musica si occupa necessariamente di realtà, la questione è di quale realtà debba occuparsi. Più la nostra mente e il nostro cuore riescono ad allargare lo spettro di percezioni e sensazioni, più la nostra personale realtà tende ad allargarsi. Il mio punto di vista è che invece di parlare di realtà, dovremmo parlare di percezione, di esperienze, di emozioni. Questo è il compito dell'arte, ma dovrebbe valere per tutti, dovremmo essere tutti degli artisti. La realtà comunemente intesa è come una scatola, troppo spesso semi vuota.
Tutti i membri dei Petrol provengono da precedenti esperienze musicali: in particolare Dan Solo dai Marlene Kuntz e Franz Goria dai Fluxus. Questo fattore ha rappresentato un vantaggio o uno svantaggio?
Dan: Da un punto di vista puramente artistico, di scrittura della musica e delle parole, l'esperienza è utile, perché aiuta a completare il percorso intrapreso, e contribuisce a dare la miglior forma possibile all'opera.
Il fatto, poi, che sia io che Franz, abbiamo un passato importante, è, a mio modo di vedere e di sentire, un'arma a doppio taglio. Il passato può anche essere ingombrante, nonostante io ami profondamente tutto quello che ho fatto.
Genesi de L'ultima Notizia. C'è una grande differenza tra il fare informazione e fare notizia, da quale parte pende oggi il giornalismo?
Dan: Sicuramente sulla notizia, e più è "nera" meglio è.
La notizia ha a che fare con il mondo dello spettacolo, mentre l'informazione dovrebbe stare dalla parte della ricerca, seria, meditata, approfondita. Oggi però è tutto mescolato e si ribaltano i ruoli: l'attore diventa il politico, lo showman diventa il giornalista.
In questo contesto così superficiale e veloce, la mistificazione della verità è favorita. Con una bella immagine puoi vendere qualunque cosa, anche la balla più clamorosa.
"L'ultima Notizia è la stessa di sempre" scaturisce da queste considerazioni. Dalla sempre più ossessiva sensazione che qualcuno o qualcosa ci stia ingannando.
E probabilmente è proprio così...
Il vostro calendario di concerti si è aperto a Marzo dello scorso anno. Tra le vostre esibizioni, è da sottolineare la presenza all' Indipendent Days Festival del 2007. Qual’è il vostro bilancio dopo quest’anno di concerti e quali progetti avete per il futuro?
Dan: Ho un ricordo bellissimo di quel concerto.
Suonammo alle tre del pomeriggio con il sole in faccia. Un caldo asfissiante. Senza possibilità di fare il sound check, ci toccò l'onore e l'onere di aprire uno dei più importanti festival di musica rock in Italia. Con delle premesse di questo tipo, vi lascio immaginare la tensione che serpeggiava tra di noi mentre salivamo sul palco. Invece, la magia arrivò, subito, dalla prima nota. Nonostante il volume decisamente inferiore a quello dei nostri ben più illustri colleghi, l'energia che si sprigionò quel giorno fu incredibile e la reazione positiva della gente, che peraltro non ci conosceva ancora, è stata così intensa che non potrò più dimenticare. Quello fu il nostro miglior concerto del 2007.
Il bilancio dell'anno passato è buono, trenta date che ci hanno dato la possibilità di cominciare a farci conoscere.
Le intenzioni sono quelle di suonare il più possibile, crediamo molto nel nostro progetto e nello spettacolo che portiamo in giro. Parallelamente alle date, continuiamo a scrivere musica e parole, con l'obiettivo di registrare il secondo disco entro la fine dell'anno.
Il cantautorato italiano, nel tentativo di rinnovarsi, sembra aver visto nella fusione tra musica e teatro, tra cantato e recitato, una possibile soluzione. Qual’è la vostra opinione in proposito?
Dan: Bisogna sempre valutare il risultato finale, anche se giudico positivamente la sperimentazione e la commistione di diversi linguaggi. Considero il concerto rock una forma moderna di teatro, dove però è essenziale sia la componente del volume, che deve essere alto, sia la possibilità per chi vi assiste di potersi muovere liberamente, quindi non obbligato a stare seduto.
Il volume alto è necessario per permettere di amplificare adeguatamente le emozioni che scorrono insieme alle note e ai ritmi, mentre la possibilità di muoversi è necessaria per ballare, saltare, agitarsi e manifestare così le proprie emozioni.
Il futuro della musica è nel digital download, nel recupero del rapporto col pubblico, nell'attenzione all'attualità o cos'altro?
Dan: Difficile rispondere... Per me, la musica dal vivo è insostituibile e, visto che non può esistere un mondo senza musica, il futuro, fino alla fine del mondo, sarà e continuerà ad essere nella musica dal vivo. L'attenzione all'attualità aumenta la consapevolezza e quindi fa bene alla musica. Se non ci saranno più dischi, vinili, cd, lettori mp3, ci sarà qualcos'altro. Fondamentale è continuare a scriverla la musica perché, ripeto, non può esistere un mondo senza musica.