A tre anni di distanza dal debutto ‘Futility’, che è valso un contratto con la Roadrunner, gli americani Daath tornano con questo secondo lavoro chiamato ‘The Hinderers’.
Contratto importante, produzione a cura di James Murphy, tecnica strumentale disumana: le migliori condizioni per fare il botto si direbbe; eppure qualcosa non funziona. La proposta dei nostri si può descrivere brevemente come un death metal tecnico con tendenze industrial e abbondante uso di elettronica. Si viene subito colpiti dall’andamento frenetico delle composizioni, infarcite di stacchi di ogni tipo, accelerazioni thrash, aperture black, campionamenti vari e persino progressioni da musica classica, tanto per chiarire subito quali siano le ambizioni della band, oltre al suo notevole tasso tecnico. Vengono in mente band come Fear Factory e Strapping Young Lad, sia per diverse soluzioni stilistiche, sia per l’atmosfera fredda e industriale, evidentemente voluta in fase di produzione, che però in questo caso non risulta molto riuscita, esasperando la pulizia dei suoni e perdendo parecchio in quanto a potenza. Il vero problema in ogni caso risiede nel songwriting; se è vero che al primo ascolto si rimane colpiti dalle acrobazie strumentali e dall’andamento cangiante dei brani, bisogna annotare anche come questa impostazione tenda ad appiattire le singole composizioni invece di esaltarle, producendo un effetto eccessivamente omogeneo per l’ascoltatore, il quale non può che risultare annoiato da tale delirio compositivo. Forse si pensava che bastasse mettere molta carne al fuoco per acquistare personalità, per costruirsi un trademark, passando magari per gruppo folle e geniale. In realtà qui c’è molto poco sia di folle sia di geniale, tanto più che in mezzo ai brani spezzettati dal continuo accavallarsi di stacchi e riferimenti vari, quella che dovrebbe essere l’aggressività del death metal, viene ulteriormente smorzata da discutibili virate catchy. Insomma nel loro imponente e meticoloso lavoro sembra che i Daath abbiano perso di vista quello a cui ogni musicista dovrebbe normalmente mirare, cioè dare forma alle emozioni, qualcosa che trascende il concetto di genere e di stile, e di certo non si può fare a tavolino.
Tracklist:
01 - Subterfuge
02 - From The Blind
03 - Cosmic Forge
04 - Sightless
05 - Under A Somber Sign
06 - Ovum
07 - Festi val Mass Soulform
08 - Above Lucium
09 - Who Will Take The Blame
10 - War Born (Tri-Adverserenade)
11 - Dead On The Dance Floor
12 - Blessed Through Misery
13 - The Hinderers