Arrivo al Rainbow verso le otto e mezza , il tempo di prendere il biglietto, e i Cancer Bats iniziano fin da subito a suonare. Corro giù per le scale e mi posiziono in prima fila.
I canadesi non perdono tempo, sparano le loro pallottole in un solo colpo, tra una canzone e l’altra non vi è un solo secondo di respiro o di pausa, solo violenza, velocità e rabbia, così come si addice ad una vera e propria hard-core band.
Nel giro di venti minuti terminano il loro live-show, il debutto con l’omonimo album è sicuramente positivo.
Cambio di scena, tocca ora ai The Bronx, direttamente da Los Angeles. Presentano il loro secondo album, le sonorità sono quelle dei Black Flag. Anche loro non danno alcuna tregua, diretti e violenti. Il pogo che si scatena sotto il palco è letteralmente un inno al massacro, è selvaggio, tanto che, per rendere più movimentata la situazione, come se non lo fosse già abbastanza, il cantante ha la brillante idea di mettersi a cantare nel caos proprio sotto il palco. Rimango alquanto sconvolta, come facesse a cantare in quelle condizioni è per me un mistero. Comunque un altro bel potente live.
Ma ormai l’attesa è palpabile, l’adrenalina inizia scorrere nelle vene, per circa un quarto d’ora si alternano cori ad urla, vogliono i Rise Against. Ogni secondo che passa sembra un’eternità, ma verso le dieci finalmente salgono sul palco.
Di certo la voce del pubblico non si placa, ogni canzone viene cantata dalla prima all’ultima parola ed il pogo è incontenibile. Si alternano pezzi del nuovo album “ The sufferer and the witness” tra cui “Rady to fall”, “Behind closet doors”, a pezzi di “Siren song of the counter culture “ come “State of the union “ e “ Give it all”.
Improvvisamente i Rise Against posano gli strumenti ed escono dal palco. Non so quanto tempo sia passato dall’inizio della loro esibizione, ho perso completamente la cognizione del tempo, di certo non possono lasciare la show a metà. Tra il pubblico c’è un certo fermento, i cori non mancano, fino a che sul palco non ricompare Tim (voce), inizia a suonare in versione acustica “Swing life away”. Un coro unanime si leva. Un momento speciale ed emozionante che di certo non dimenticherò. Subito dopo la formazione è nuovamente al completo e il live continua con “Prayer of the refugee”, “ Like the angel”, “ Drones”…
A fine serata, fuori dal locale, c’è anche l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con i gruppi. Tim viene assalito dai fan, tra cui anche dei ragazzi giunti fin da Roma solo per vedere i Rise Against, ciò nonostante è assai disponibile a fare foto e colloquiare con loro. Colgo anch’io l’opportunità per fargli i complimenti della bella serata.
Per un momento ho avuto la tentazione di scrivere come recensione un ‘ unica frase: a volte le parole sono sterili, non sono sufficienti per descrivere determinati momenti, bisogna viverli. Chi c’era sabato sera di sicuro sa di cosa parlo.