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IdroscaloRock - 1 Settembre 2007 @ Milano - Idroscalo

Ore 16.03. Non capisco. Guardo meglio, cammino in cerca di spiegazioni, lascio scorrere velocemente le cancellate alla mia destra tenendo gli occhi nervosamente puntati verso il centro del parco, ma il mio sguardo non incontra ostacoli. Vedo il palco, vedo le transenne, distinguo ogni singolo particolare. Nulla, nessun corpo s’interpone fra il mio e quello dei tecnici audio. Non c’è pubblico. Realizzo che l’affluenza è molto più bassa del previsto. Ma è presto, decisamente troppo presto perché questa prima impressione possa deludere le mie aspettative nei confronti dell’Idroscalo Rock.
“Sei sempre troppo puntuale”, mi dico.
Superata la quasi inesistente coda all’ingresso, ricevo il pass che da lì a poco avrei definito come una delle migliori invenzioni dell’uomo. In pochi minuti mi trovo di fronte allo stage. Il tempo di degustare del luppolo decisamente troppo salato per le tasche di qualsiasi pubblico e sento le prime note diffondersi fra gli alberi. E’ l’inizio.
Le sonorità indie fanno da padrone alla prima parte dello show. Il sole è ancora alto ed il clima molto rilassato. Sul palco le Wet Dog si propongono con un abbigliamento in linea con le mode legate al genere musicale, eseguono riff semplici che seguono la voce e non richiedono troppa attenzione al pubblico che le sente, non le ascolta. Le tre giovani inglesi, attive dal 2005, non colpiscono particolarmente per innovazione e la performance si conclude senza colpi di scena.
Attraversiamo l’Oceano Atlantico e ci addentriamo nell’Illinois, arriviamo a Chicago, incrementiamo la componente pop ed il numero dei componenti. Questa volta sono cinque ragazzi. I Chin Up Chin Up si espongono e sfruttano la maggior esperienza per dare più spazio alle sei corde ed aumentare il delay, ma non osano ancora abbastanza. L’esito è di poco superiore al precedente, qualcuno nel pubblico accenna un timido salto, ma una volta accortosi di esser il solo si ferma e ritorna al proprio posto. Il pubblico guarda.
Uk e Illinois non convincono, la Lombardia, inaspettatamente, stupisce, ed il gap dalle precedenti performance è molto ampio. Gli Hot Gossip non si risparmiano. Lo scivolone iniziale (in senso fisico e non metaforico) di Sergio, il bassista, ex chitarrista dei PuntoG, non compromette la prestazione a dir poco stupefacente del trio che, finalmente, ricorda al pubblico cosa voglia dire partecipare ad un concerto. La gente si alza e si avvicina al palco, canta, qualcuno balla, Idroscalo Rock ha preso il via. L’affluenza non convince ancora, ma in dispetto alla quantità, la qualità sta crescendo. Il sound è secco, la voce convince, la chitarra è diretta ed il basso è degno di nota di merito. Giudizio inesorabilmente positivo a detta di gran parte del pubblico.
Mi avvalgo del pass ed inizio ad apprezzarne realmente il valore quando scopro il minor costo del malto nel backstage. Faccio i complimenti al già citato Sergio, e saluto coloro che da lì a poco avrebbero calcato il palco. Gli Humanzi lasciano poco spazio alle presentazioni ed accompagnano le prime bevute del pubblico, che li guarda incuriositi. La poca fama non aiuta la pur apprezzabile personalità del front-man che però non si scoraggia, tiene il palco ed imbraccia la chitarra come un fucile regalando piccoli show anche a coloro che storcono il naso in segno di disapprovazione.
Basso portante, chitarra e batteria tipicamente 80’s, voce interessante ed immancabile synth.
Troppe, però, le ripetizioni e poche le novità per un pubblico post-hot gossip e pre-teatro degli orrori. Il clima si scalda ed io prendo confidenza con il backstage, scambio due veloci battute con Colm Rutledge (Humanzi) il quale mi confida la loro scelta di non utilizzare scalette durante la serata. Lo saluto e poco dietro scorgo un corpo elegantemente vestito, ma nervosamente barcollante: “Pronto per il palco?” chiedo.
“Pronto.” mi conferma, annuisce, poggia il pesante corpo sulla ringhiera della scala e chiede alle braccia di sopperire al mancato lavoro degli arti inferiori. L’ex cantante dei One Dimensional Man riacquista la lucidità necessaria per adirarsi abbastanza in seguito alla momentanea scomparsa della sua asta del microfono. Poi tutto torna nella norma ed il copione del Teatro degli Orrori può essere mandato in scena senza ulteriori indugi.
Ora. C’è una zona, nel corpo di ogni uomo, situata fra l’addome ed il torace. Non avendo studiato anatomia non so ben individuarla e non credo, sinceramente, nemmeno sia definibile solo dal punto di vista fisico in quanto questa sembra esistere solo nel momento in cui qualcosa di non abituale e sconvolgente, concorre a turbare il normale susseguirsi delle situazioni. Ebbene, nell’esatto istante in cui la corda del basso vibra la prima nota di Vita mia (prima brano eseguito), quella stessa zona del corpo di ogni singolo presente al concerto subisce una sorta di onda d’urto, un contraccolpo, una sensazione che può piacere o meno, ma non può lasciare indifferenti. E’ esattamente questo l’effetto dei Teatro, impedire il distacco nei confronti della scena. La batteria non lascia il tempo di respirare e detta ritmi soffocanti suonando un timpano che sembra voler competere con il grave suono della cassa, il basso scuote il pubblico con slide e distorsioni, la chitarra energicamente posseduta suona nervosa ed emette riff virtuosi, diretti. La voce non cede, non vuole seguire a lungo le trame dettate dallo strumentale ed evade per imporre le proprie regole. Pierpaolo picchia il microfono. Come un direttore d’orchestra dirige il pubblico, ma lo fa con una tale violenza che le traiettorie disegnate in aria dalle sue mani sembrano assumere la valenza di percosse. Il pubblico è in delirio, nessuno resiste, tutti protendono verso il palco quasi cercando di imputare al gruppo le colpe del loro comportamento, e lo fa usando le stesse parole di questo progetto musicale nato dalle ceneri di One Dimensional Man e Super Elastic Bubble Plastic. Come da copione anche le luci della scena seguono l’intreccio, il giorno inizia la ritirata e l’atmosfera raggiunge toni più cupi.
Secondi di pausa solo fra la fine di una canzone e l’inizio della successiva, il tempo per raccogliere le forze ed immergersi nuovamente in questa esperienza unica, fatta di collera, insopportazione per il banale vivere quotidiano, ipocrisia, politica, cultura, religione: il giudizio del Teatro è durissimo.
A tratti il leader sembra cedere e quasi rigettare, forse a causa del bevuto, ma sfrutta uno dei tanti improvvisi stacchi per tirare un respiro, dirigere il fonico e riesplodere, permettendo al resto del gruppo di esprimersi con tutta l’autorevolezza necessaria al compito di chi si trova a dover trattare temi duri, affrontandoli a testa alta. Nel backstage mi intrattengo con Gionata, ex voce dei Super Elastic ed attuale chitarra dei Teatro. Chiedo pareri personali e lui mi racconta del suo piccolo inconveniente avuto col microfono, su cui poco prima ha sbattuto il naso. Pericoli del mestiere.
Propongo del ghiaccio, ma declina l’offerta. Si dimostra molto gentile e mi ricorda la scaletta eseguita. Vita mia, Dio mio, E lei venne, Carrarmatorock, La canzone di Tom, Teresa. Quest’ultima singolo, nonché loro canzone preferita, per i temi esposti. Mi complimento più volte, saluto e torno ad immergermi nella poco più numerosa folla. Le espressioni che incontro sono diverse, c’è soddisfazione, c’è stupore, c’è sbalordimento, incredulità, ma anche fastidio ed agitazione. Lo show ha avuto il suo effetto. Ora si respira ufficialmente aria di concerto. Il pubblico guadagna numerosi giovanissimi e soprattutto giovanissime. A giustificare tale tendenza, il prossimo gruppo in programmazione. I Blondelle, quattro teenagers londinesi, saltano sul palco e nonostante la giovanissima età, nonostante le voci che vogliano vederli come un gruppo nato a tavolino, nonostante le critiche mosse nei confronti della maggior attenzione all’abbigliamento rispetto a quella dedicata alla musica, il quartetto è capace di intrattenere, coinvolgere ed incuriosire. Will Cameron, front-man della band, impugna una bacchetta ed ogni tanto colpisce nervosamente un campanaccio per sottolineare l’atmosfera 80’s. Freschezza, brio, spensieratezza, si sostituiscono ai toni cupi del precedente gruppo. Poca tecnica, sonorità tipicamente powewrpop e indie-rock si diffondono nell’area. Sam Stewart, figlio del più noto Dave (Eurythmics), accompagna Will alla voce e propone riff semplici da ricordare, basso e batteria si dimostrano ritmati ma mai virtuosi. La performance scorre velocemente, divertendo buona parte del pubblico e mandando letteralmente in delirio l’ampia schiera di piccole fan che poco dopo avrebbero cercato di forzare la sicurezza in cerca di autografi e fotografie. Nel backstage lo show del quartetto continua; mi complimento e stringo amicizia con Mike Deegan (batterista), il quale stupito quanto divertito, mi mostra gli skinny jeans bianchi macchiati del rosso proveniente da una ferita alla mano. Altro inconveniente del mestiere. Lo rassicuro dicendo che in fondo, “fa pur sempre rock”, se ne convince e continuiamo la conversazione. Suonano solo da un paio di anni in questa formazione e sono molto contenti di esibirsi in Italia, ogni volta che si trovano nel bel paese, trovano fan simpatici e gente interessante.
Mi comunica le prossime tappe, Dublino, Nottingham ed, ovviamente Londra poi molte altre ancora. Li abbandono per lasciarli nelle mani del fotografo. Intravedo Beth Ditto (Gossip), aggirarsi fra backstage e pubblico con un vestitino arancione inconfondibile, poi sento maneggiamenti all’impianto audio del seguente gruppo e mi avvicino allo stage. Inconfondibile abbigliamento 70’s per the Lost Patrol Band, che conquistano la scena con un powerpop più maturo rispetto a quello dei Blondelle. Dal palco ci comunicano che è la prima volta che si trovano a suonare in Italia, parlano molto con pubblico, eseguono molte canzoni, forse troppe a giudicare da alcune urla giuntemi all’orecchio. Easy listening non troppo impegnativo, overdrive e compressor per le chitarre d’accompagnamento, basso frizzante e batteria rock’n’roll. “Il cantante. Il cantante l’ho già visto”, penso. Si muove con sicurezza sul palco, canta bene, coinvolge, detta i ritmi del live. Non resisto e appena dietro al backstage lo riempio di complimenti per la stupenda rickenbacker suonata con esperienza. Due battute sul live e poi la risposta alla mia domanda riguardante la nascita del gruppo e la biografia. “Questa band in realtà non è il mio progetto principale…sai, io solitamente suono in un altro gruppo, che non so…potresti conoscere. Si chiama (International) Noise Conspiracy…”. Cerco di sparire, ma mi accorgo di esser ancora al suo cospetto con tutto l’imbarazzo che un tal evento può causare. Mi scuso ripetute volte, mi complimento e mi dileguo.
Per farmi perdonare decido di aiutare Andre Sandström a caricare la sua batteria il furgone. Sono ufficialmente diventato loro amico e scopro che il batterista ha studiato “il melodico italiano” per qualche anno, così prova a ricordarsi qualche parola ma l’esito non è dei migliori. Comunque apprezzabile lo sforzo. Ancora due battute assieme poi giunge l’ora, per me, di tornare allo stage.
Decido di seguire la performance dei Gossip dal backstage e noto Tom Smith (front-man dell’ultimo gruppo della serata) che viene fermato dalla security e costretto ad esibire il pass. Pochi secondi dopo lo ritrovo alla mia sinistra, così iniziamo a commentare la performance di Beth Ditto.
Lei saluta Milano ed accenna Lady Marmalade (Labelle) a cappella, conquistando il pubblico da subito ed esibendo una voce potente, piena, corposa e capace, da sola, di riempire la scena. La prima traccia è Listen up, che libera il pubblico, lo svicola dal proprio posto obbligando chiunque a ballare. Più volte, durante l’esibizione, non si risparmia di regalare brividi da solista. La batteria in levare e la chitarra dosata permettono alle linee vocali di spaziare senza troppe costrizioni. La chiusura del concerto è riservata a Standing in the way of control, singolo di punta del gruppo capace di prendere per mano ogni spettatore ed accompagnarlo al centro del dance-floor improvvisato sulle ceneri di quello che prima era lo spazio dedicato al “pogo” del Teatro. Un immensa danza che non risparmia nemmeno il giovanissimo Will Cameron (Blondelle) che, sfuggito ad ogni controllo, attraversa il palco saltellando. Performance impeccabile.
Fuori dai camerini l’atmosfera è quella di una grande famiglia fatta di artisti, Beth e Will scherzano, fanno fotografie coinvolgendo anche le Wet Dog. Le fan dei Blondelle si accalcano alle transenne e qualcuna riesce ad entrare, ma sono pochi i minuti di felicità.
La prolungata durata del sound-check per l’esibizione degli Editors, sottolinea l’importanza di tale evento. L’attesa cresce; i fotografi prendono posto ai piedi del palco ed io mi fingo uno di loro. Ci siamo. Esplodono le luci, un bagliore dal palco, suggestioni indefinibili. E’ Bones, profondità di suono, voce inconfondibile. Accade nuovamente, quella stessa zona non meglio individuata, appena sopra l’addome, conosce una nuova sensazione, molto più intensa di prima, ma meno violenta. Tom sconvolge e coinvolge il pubblico e ora è lui a protendere verso questo, cerca consensi, cerca il contatto, recita con un’espressività senza precedenti. Il pubblico è immerso in questa esperienza quasi totalizzante. La batteria, percossa con decisione, tecnica e metodo, raccoglie il basso; assieme disegnano uno scenario nostalgico ma energico, su questo sfondo la chitarra si posa con delicatezza e raggiunge sonorità uniche e cariche di significati, aggiunge del colore all’opera che viene, infine, completata dalla calda voce di Tom, il genio, il maestro, l’artista che firma l’opera accompagnandosi con chitarre e tastiere. Il quadro totale alterna colori forti ed accesi a zone di quieta ombra con trame a tratti commoventi. Come sul palco, anche nel parco, nessuno riesce a trattenere la voglia di muoversi. L’ultimo singolo, Smokers Outside the Ospital Doors regala emozioni ai presenti e strappa qualche lacrima. Non è ancora la fine, ma i quattro di Birmingham si ritirano momentaneamente dietro le quinte dello show. Poi il rientro richiesto a gran voce dal pubblico. Due perle suonate ancora una volta come nessun altro potrebbe. Un saluto e la promessa di ritorno a Novembre. Un capolavoro di rara bellezza.
Fatta eccezione per il dj-set a tratti criticabile dei London Loves (anche se parte della colpa va anche all’impianto audio mostratosi diverse volte non all’altezza del compito) e nonostante la bassa affluenza, l’esito della giornata è sorprendente, con un Teatro che dirige un orchestra di voci ed un Editore-attore che firma un quadro di inestimabile valore. Arte, teatro, ma soprattutto, sempre, musica. Soprattutto, sempre, rock.

Aggiunto: September 7th 2007
Recensore: Mercuzio
Nessun Punteggio
Link Correlati: IdroscaloRock - Sito Ufficiale
Hits: 377
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IdroscaloRock - 1 Settembre 2007 @ Milano - Idroscalo
Postato da akromusic in 2007-09-18 19:02:12
Mio Voto: 10


Gran bel report, complimenti!





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