Domenica due settembre, a Bologna, il concerto di Nine Inch Nails e Tool è stato da panico.
L'Independent Days no. Sembrava che gli organizzatori avessero sforato il budget per Tool e NIN e per riempire il pomeriggio abbiamo chiamato le offerte speciali. Nell’ordine:
PETROL – Ora di pranzo: quando il gruppo smarzo incontra la spianata
gustosa, il gruppo smarzo è un gruppo morto.
BILLY TALENT – da lontano si sentivano strilli insopportabili e abbiamo
pensato che non fosse il caso di saperne altro.
...AND YOU WILL KNOW US BY THE TRAIL OF THE DEAD – i più onesti del
pomeriggio, vicini al post rock con qualche tratto interessante ma nulla di
particolare. Hanno riscosso il maggior successo del pomeriggio forse perché
erano i più vicini agli headliner, ma non abbiamo capito a cosa servissero due
batterie e due tastiere all’unisono.
HOT HOT HEAT – Si presentano come rockers maudit, ma non sono nulla più di un jingle da MTV. Un po’ Babyshambles e un po’ Strokes ma vestiti peggio.
MAXIMO PARK – Tipico gruppo da pubblico che applaude solo i singoli, come
poi è successo con “Apply some pressure” e “Our velocity”. A differenza degli altri cercavano di muoversi un po’ sul palco, ma tutto qua.
TOOL - Chi ha avuto occasione di vederli negli ultimi spettacoli italiani si aspettava i soliti Tool, musicisti professionisti che si comportano sul
palco come se fossero in studio: fermi e zitti, con qualche filmato e
qualche luce; invece abbiamo avuto una buona performance con ospiti in due canzoni due percussionisti, c’è stato contatto con il pubblico senza voglia di
picchiarli dopo e un gigantesco impianto visivo con in sequenza schermi,
luci, scenografia e laser. La scaletta era abbastanza varia ma sono mancati
alcuni classici (“The Grudge”).
NIN - Nonostante la fama di artista scontroso, sul palco Trent Reznor è un
intrattenitore e un musicista di alto livello.
Band di supporto con ottimi elementi, scenografie semplici ma usate nei
momenti giusti (l’effetto schermo bianco di “Only”) come tutti i particolari
del concerto: ad esempio, prima di “The hand that feeds” c’è stato un
discorso a favore della pirateria musicale con traduzione simultanea del
tastierista italiano.
Scaletta pensata per il fan, con la presenza tra le altre di “Dead souls”,
cover dei Joy Division apparsa originariamente nella colonna sonora di “Il
Corvo”.
Hanno fatto salire l’euforia a tutti per tutto il concerto, ma poi con la
sola conclusiva “Hurt” hanno annichilito le speranze e i sogni di tutti i
presenti.