
Come my brother put your hands up,
Take your heart out,
Let go, Come let go
Voglio andare a vivere in Australia.
Mi viene da dire così, preso e commosso da un totococugnanesimo dei tempi andati, traslato - ahimè - nell'emisfero opposto al nostro. Roba che quando noi si indossa giacca e calzettoni, o ci si raggomitola infreddoliti sotto soffici coperte, laggiù in terra australe si falciano le onde - che paiono essere tra le più belle al mondo - a cavallo di tavole levigate nonchè affilate quanto frecce. Tutta 'n'altra vita.
Alla disarmante tristezza mattutina dipinta sui volti dei malcapitati che si incrociano a bordo dei trasporti milanesi, il faccione sorridente e barbato dell'uomo che si fa chiamare Xavier Rudd, c'entra come i cavoli a merenda. Suona per un'ora e mezzo circa, stabilisce un contatto quasi spirituale con il pubblico presente - estasiato - e si muove - poco - sul palco, nascosto per gran parte del tempo dietro un'impressionante bagarre di strumenti ed altre diavolerie tra cui figurano uno xilofono, didgeridoo in numero di quattro, qualche tamburo buttato qua e la, un pedale charleston e l'onnipresente chitarra rossa appoggiata sulle ginocchia, sempre a piedi scalzi. Ah si: suona tutto lui. Lo affianca soltanto per qualche pezzo l'inseparabile batterista, che si presenta sul palco con polo rossa e ray-ban a goccia.
Blow me away
Nine times a day then
By the tenth time
I'm drifting away
And you all gather in my brain
And you dance with my mind
La varietà. E' lei a fare da padrona in questo White Moth Tour 2007. Si perchè se tra uno stacco e l'altro l'ugola dorata del nostro ammicca al rastaman più famoso di tutti i tempi, volge in seguito a sonorità più particolari e "grattate" se volete, fino ad esplorare quella terra bruciata che un tempo apparteneva al funky. E già che ci siamo, nel calderone buttiamoci anche un po di rock 'n roll, che non fa mai male.
Si balla, tanto, e ci si diverte ancora di più. Alla mia destra un mucchio di ragazzi a torso nudo invoca la pioggia battendo i piedi con la loro danza aritmica - gliene sono grato dato il clima accaldato che si respira oggi in Transilvania - mentre altri come me seguono il ritmo di canzoni come Twist o Come Let Go lasciandosi andare al moto ondoso dell'oceano, che sembra cullarti, e ha lo stesso bellissimo sapore della freschezza mattutina. Quando i problemi, a differenza del sole, non sono ancora sorti.
Gli slide di chitarra ti scavano nelle viscere, ti entrano dentro come fosse il groove che stai aspettando da una vita, quello che ti fa mettere un piede davanti all'altro e agitare le braccia per aria.
Stargaze e Footprint funzionano, grossomodo, così. Inframezzate da continui cambi di tempo e melodia, sfociano per ben due volte in un elaboratissimo caos in cui gli strumenti aborigeni danno il meglio di se.
Free falling, free falling from the sky
I caught you, i did yes now i know why
Oh si: ora mi è tutto più chiaro. Quando non fa surf, Xavier gira con la sua band a caccia di concerti, tra gli States ed il Vecchio Continente. Poi torna a casa, in terra natale, alla costante ricerca dell'onda perfetta. E mi viene in mente Point Break e mi ricordo della stessa ossessione che aveva portato Bodhi, interpretato da Patrick Swayze, sull'orlo della follia. Tutto torna: la spiaggia tanto famosa che si vede nelle scene finali del film di cui sopra è Bell's Beach, situata poco lontano da Torquay, Australia del Sud. Il luogo dove Xavier è cresciuto.
Mettiamola così: da quello che so per andare in Australia ci vogliono un migliaio di euro per pagare il biglietto, ed una ventina d'ore per giungere a destinazione. Anche se stasera mi è bastato fare una manciata di chilometri per poter dire che l'Australia non è poi così lontana.