Bussi, entri, procedi deciso verso quella che consideri la possibile soluzione ai tuoi problemi. Rallenti, il passo si fa meno sicuro, sei titubante, ti chiedi se sia giusto farlo. Distingui a fatica una libreria in acero custodita con cura, una scrivania e poi il letto, il mattatoio, forse. A fianco, lui. Occhiali da vista troppo lontani dagli occhi e troppo vicini alla tua persona, analizzerà ogni tua sfumatura. Taccuino in cuoio marrone, stilografica pronta ad annotare ogni cedimento, ogni confessione, ogni forza ed ogni debolezza.
Come fossi solo e di fronte ad uno specchio ti incoraggia lui. La seduta inizia.
E proprio un uomo davanti ad uno specchio è il protagonista di Altered Education, opera prima di un gruppo che di esordiente ha ben poco e dal nome emblematico. Psychopathic Romantics.
L’immagine riverberata nello specchio è sfuocata, o forse no, è fin troppo definita; ciò che si vede non è il fisico, quello lo conosci bene.
Sulla fredda superficie si riflette il pensiero, la mente dell’uomo.
La dicotomia dell’oggetto di studio, la continua tensione fra irrazionalità folle e felicità, fra l’essere psicopatico e l’essere romantico prendono forma in quello che si presenta come un progetto diviso in tre atti.
L’apertura del disco è riservata ad un parlato che introduce l’opera. Subito dopo The masses sottolinea la tematica del dualismo accostando parole dure ad uno strumentale quieto. Le chitarre pulite, l’atmosfera psichedelica con espliciti richiami ai seventies prosegue nella più cupa Religion Fines. Il primo atto si conclude con banjo, chitarra, ritmica lineare e una riflessione sull’umana esistenza.
Il secondo atto sta per iniziare, la prima confessione è stata dura e sul taccuino lo psicologo ha ormai annotato le forti parole usate. L’atmosfera può essere ora più rilassata e le sonorità lievemente più spensierate, aumenta il reverb e si parla di lettere scritte, fotografie, ricordi.
Con December 1916 e Waiting for his return il romantico prende il posto dello psicopatico.
Il terzo atto è a sua volta diviso in due parti. L’alternanza fra puliti, distorti, calma, tensione, con richiami all’orientale ed accenni folk fa da padrona alla prima delle due.
La sperimentazione, la ricerca di timbri diversi, la lirica, i numerosi cambi di tempo scandiscono, invece, il tempo della seconda parte e ci accompagna alla conclusione.
Il disco rivela le ammirabili doti tecniche dello psicologo in grado di ascoltare ed analizzare un uomo, coglierne le agitazioni, la rabbia e le gioie; proprio come il gruppo è in grado di ascoltare, attingere dal passato e riportare ad oggi sonorità ormai quasi dimenticate.
La creatività subisce, però, in alcuni piccoli frangenti il peso, seppur dolce, della tecnica.
La seduta è terminata, il paziente ha confessato, espulso, dichiarato le proprie forze e debolezze. Ma a chi si rivolgerà lo psicologo per confessare le proprie? Attendiamo con ansia che anche lui dica la sua senza alcun timore.
Tracklist:
01 – The Masses (2:50)
02 – Religion Fines (4:39)
03 – Dust (5:33)
04 – December 1916 (4:46)
05 – Waiting For His Return (5:28)
06 – The Difficulty Expressing Oneself With Words (2:04)
07 - Wait (5:27)
08 – Feelings Of Yester Year (5:15)
09 – Fork in The Road (Bad Road) (3:44)
10 – Dividine The Community (3:03)
11 – Fork in The Road (Good Road) (5:07)
12 – Useless Herpes (7:39)