Dei Sikitikis avevo sentito appena parlare un paio d’anni fa, quando girava in tv e in radio un singolo che mi aveva non dico colpito, ma di certo aveva destato il mio interesse.
Ora escono con un disco che sa di più di un normale secondo album: le radici legate alle colonne sonore, a quelle atmosfere da Milano Calibro 9 con un pizzico di Celentano (e infatti qui ne propongono una cover) si sono evolute per arricchirsi di un qualcos’altro che rende la loro musica estremamente originale. La scelta di eliminare le chitarre non impoverisce il suono ma al contrario a tratti lo rende più ricco, evidenziando le – ottime - linee di basso all’occorrenza distorte che si intrecciano molto bene con i giochi di tastiere ed effetti; la produzione affidata a Max Casacci (che li scoprì qualche anno fa) non è invasiva come forse si poteva temere, e “l’influenza subsonica” si sente solo in “L’ultima Mano”, pezzo che anche per come è composto sarebbe potuto essere su uno dei primi dischi dei torinesi. Il resto dell’album si muove tra influenze appena accennate dagli ambienti e dalle epoche più disparate, dalle sopraccitate colonne sonore anni ’70 allo stoner, da una certa elettronica anni ’90 a certi usi della tastiera quasi progressive; la vera perla dell’album resta comunque “Piove deserto” (con tanto di citazione da “The House of the Rising Sun”), dove i Sikitikis rallentano creando un’atmosfera notturna come solo i Portishead o i Morphine sapevano fare.
Tracklist:
01. Il Mondo E’ Una Jungla
02. Little Lu
03. Rosso Sangue
04. Piove Deserto
05. L’Ultima Mano
06. Al Primo Colpo
07. Una Storia D’Amore
08. Perdere Rivincite
09. Mi Avveleni Il Cuore
10. Onde Concentriche
11. Le Grand Diable