Gli SweetSick, Anna (voce e chitarra), Tilly (basso), Antonio (chitarra) e Skammy (batteria), provenienti dal Lazio, nascono ufficialmente nei primi mesi del 2004. Il nome, come spiegato dalla stessa Anna, nasce dall’idea di concepire la propria musica come una dolce malattia, un contagio che si possa diffondere però dolce e piacevole nelle orecchie dell’ascoltatore. I primi riconoscimenti arrivano per la band nell’ottobre dello stesso anno, quando si classificano terzi al concorso Bande Rumorose. Nel settembre 2005 la rivista RockSound sceglie come “demo del mese” il loro primo EP.
Talkativeness è il primo album autoprodotto e pubblicato nel corso del 2007.
Il disco si apre con Trust, la prima traccia, ed è subito evidente quello che ci aspetta: i quattro ci sbattono in faccia del sano e arrabbiatissimo garage-rock punkeggiante che non si dimentica il fondamentale elemento melodico. Tutto suona piuttosto familiare: in alcuni pezzi l’ombra dei Nirvana e dei Distillers incombe pesante e il timbro rauco e mascolino della voce di Anna ricorda fortemente Brody Dalle (mentre sulle note alte e maggiormente aggressive è incredibilmente simile a Perry Farrell). Ma Talkativeness nel complesso è un lavoro trascinante e funziona molto bene: è ruvido, grezzo, arrabbiato e quando serve sa limare la violenza che avanza ossessiva e frustrata nel corso dell’album in episodi più ombrosi e depressi (She Is,Crowd). Soprattutto è un lavoro energico ed appassionato e l’affiatamento tra i quattro membri è perfetto. Earthly Paradise è il brano migliore del lotto e riassume perfettamente la musica degli SweetSick: un’intensa e triste melodia che si dibatte tra continui passaggi da pulito a distorto sostenuta dal battito ossessivo della batteria mentre la voce di Anna si fa più soffice nel cantare versi malinconici e pessimisti.
Seppure idee, perizia e passione siano presenti in grande quantità, Talkativeness si inserisce con decisione nella scia di un genere che già da tanto tempo ha esaurito la sua più profonda ispirazione. In definitiva quello che manca è l’elemento novità, ma gli SweetSick hanno il tempo dalla loro parte per affinare la personalità della propria proposta.
Li attenderemo in futuro alla prova del nove.