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Radiohead + Bat For Lashes @ Arena Civica, Milano - 18/06/2008
Preso il biglietto? Si, pfui. Rimediarsi un posto (postaccio, col senno di poi, ma spendiamoli ‘sti 20 euro in più) con 7 mesi di anticipo non è un’abitudine, ne deve valere la pena. Qualcosa mi dice che molti hanno ragionato alla stessa maniera perché il sold out è arrivato con una rapidità assurda, tanto che Indipendente, dopo mesi con le consuete aste a prezzi imbarazzanti, metterà in vendita la scorta segreta di biglietti a pochi giorni dall’evento.
Il caro Thom ci informa per tempo che il global warming gli sta a cuore e che gli farebbe piacere che ci arrangiassimo nel modo più ecologico possibile per presenziare alle due date milanesi. Comandi. La location è nel bel mezzo del Parco Sempione, ben servita dai mezzi pubblici, all’aperto, in mezzo al verde: ci piace.
I temerari della prima data si beccano l’ormai scontato acquazzone tropicale dell’ora di cena, ma provvidenzialmente alle prime note di 15 Step la pioggia cessa e concede un paio d’ore più o meno asciutte.
A noi, che ancora ci consideriamo gli spettatori della prima et, un tempo, unica data, va decisamente meglio. Sembra il primo vero giorno d’estate, il sole tiepido incornicia per intero l’esibizione di Bat For Lashes, una signorina inglese che si diletta in un indie rock (ma va?) tra Björk e PJ Harvey. Sembra piacere molto a chi ne sa di musica, noi invece ci relazioniamo più volentieri con una salamella, beata ignoranza.
Alle 21 è tempo di Radiohead, il sole sta tramontando, da un attimo fastidio durante i primi pezzi ma quando cala l’oscurità si porta appresso anche la migliore delle atmosfere.
L’arena è organizzata abbastanza male, le tribune sono delle specie di voliere in cui i poveri, anche in senso strettamente pecuniario, spettatori sono ingabbiati senza speranza (almeno apparentemente), il prato è per metà transennato e inaccessibile, c’è una sola uscita e gli addetti alla sicurezza sono antipatici.
Il palco, al contrario, è da pazzi, le luci altrettanto, megaschermi qui e là, riprese eccezionali e giochi di luce che valgono metà biglietto. Insomma chi ha avuto la malsana idea di stare in seconda tribuna, per lo meno si è goduto un costoso laser show.
La scelta dei pezzi è, a parer mio, ottima ma d’altronde si fa fatica a trovare una canzone “brutta” nel loro repertorio, al massimo il momento è sbagliato (cit.), ma la canzone è sempre giusta. L’album favorito è “In Rainbows” che viene eseguito per intero, a partire da Reckoner e 15 Step che aprono la serata.
Di “In Rainbows” si è parlato molto quando, ultima uscita in carica, era stato, non solo prodotto senza la mediazione di alcuna casa discografica, dopo l’abbandono della EMI, ma anche reso legalmente scaricabile dal sito della band. Chi ha gridato al miracolo, chi no. Fatto sta che, forse tornando sui loro passi, sono ora intenti a licenziare un normalissimo e pagabilissimo “Best Of” col bollino EMI, chiaramente non è presente nessuna traccia tratta da “In Rainbows”.
L’estasi prosegue con The National Anthem di “Kid A” che precede il primo stacco lento in cui dominano Nude e All I Need, quest’ultima di recente accompagna un video di MTV Exit contro lo sfruttamento minorile, ad evidenziare ancora una volta l’impegno nel sociale del tizio con la faccia asimmetrica.
Indiscrezioni sulla serata precedente rivelano una trovata curiosa, cioè mixare il commento della partita Italia-Francia, a cui molti avranno dedicato più di un pensiero durante la serata. A noi, che la partita l’abbiam vista comodi a casa, spetta uno stralcio di trasmissione radiofonica a caso che comunque fa la sua scena.
Il bistrattato pubblico delle tribune, dal canto suo, rianima l’ambiente iniziando a scavalcare in massa delle altissime e appuntitissime cancellate, misteriose le dinamiche. L’effetto è divertente, gli uomini della sicurezza, di giallo vestiti, cercano di acchiapparli senza successo, qualcuno si scalda e dimostra la sua poca intelligenza menando le mani, infine i poliziotti in tenuta antisommossa (!!!) risolvono la questione con sguardi penetranti. Risultato: la gente continua imperterrita a scavalcare e correre come topolini in fuga, riempiendo quel prato così vuoto. Applausi a scroscio.
Tornando sul palco, non manca qualche gradita chicca come la magnifica Airbag, uno dei più bei pezzi lenti da loro composti How To Disappear Completely, qualche strano pesce e Jigsaw Falling e Wolf At The Door che vengono fuse in una strana ed eccitante unione, poi il boato per Everything in Its Right Place e Idioteque che tirano in mezzo anche chi non li conosce poi da tanto tempo. Bodysnatchers, due paroline in italiano piacevolmente corretto e la prima breve pausa.
Il palco si ripopola e, tra le altre, ci ricorda i Radiohead che furono con Just di cui non si può non menzionare il video che è il più bello nella storia dei video belli. Qualche brano ancora, un b-side di “In Rainbows”, poi la seconda pausa che ci prepara al gran finale, un po’ inatteso a dirla tutta.
Ancora un b-side e poi 2+2=5 finalmente, dopo 2 ore a sussurrare “ciù en’ ciù” nella speranza che qualche strano sortilegio potesse convincere i fratelli Greenwood a far partire quel riff maledetto. Conclusione d-a-l-a-c-r-i-m-a con Paranoid Android e tutti a casa. Cioè, più o meno, tutti a casa dopo non so quanto tempo per far defluire quel lavandino ingorgato che è l’unica uscita dal prato. Le tribune, almeno in questo sono fortunate.
Ok, chiaramente ci prendono un po’ in contropiede, chiaramente aspettavamo il pezzone mainstream come finale, Karma Police o Creep, chiaramente chissenefrega. Non se ne è sentita assolutamente la mancanza considerando il bengodi proposto. Ci sarebbero stati altri pezzi ascoltabili con piacere (Go To Sleep, Scatterbrain, Myxomatosis, Lucky) ma non avrei rinunciato a nessuno di quelli proposti, quindi bene così.
Considerando anche che i fortunati che hanno potuto assistere alle due date, hanno goduto di due scalette abbastanza eterogenee da non stufare.
Loro perfetti, non c’è che dire. Musicisti eccezionali e comunicatori eccelsi, fortunatamente non sono stati penalizzati dall’acustica che pareva decisamente buona dal fondo, anche se voci più prossime al palco l’hanno criticata, volumi bassi? Boh, non mi è sembrato. I Radiohead si confermano come una delle migliori band ad ampio raggio di diffusione, originale, sincera e accurata espressione del disagio giovanile o meno degli anni 90, sono stati capaci di compiere una metamorfosi totale, trovando nelle sonorità elettroniche e sfuggenti la loro piena realizzazione. Da ormai vent’anni lavorano insieme e sfornano dischi mai ruffiani o vuoti, meritando di diritto l’appellativo di “gruppo storico”.
Attualmente li aspetta ancora una bella fetta di Europa da girare per poi approdare suolo prima americano poi giapponese e continuare l’ennesimo tour.
Molte grazie per essere passati, a rivederci presto.
Setlist:
Reckoner
15 Step
The National Anthem
All I Need
Nude
Airbag
The Gloaming
Dollars And Cents
Weird Fishes/Arpeggi
Faust Arp
How To Disappear Completely
Jigsaw Falling Into Place
Wolf At The Door
Videotape
Everything In Its Right Place
Idioteque
Bodysnatchers
House Of Cards
There There
Bangers & Mash
Just
The Tourist
Go Slowly
2+2=5
Paranoid Android
Aggiunto: June 19th 2008 Recensore: V.
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