Non molto tempo fa un amico, per cercare di spiegarmi cosa fosse lo shoegaze, mi disse: “è come se la musica ti arrivasse sfocata”. Ed in effetti la sensazione che dà “Iceberg” dei Musashiden è proprio quella di ascoltare dello stoner sfocato, notturno: a lunghi momenti strumentali quasi post-rock si alternano parti cantate di livello forse leggermente inferiore, che tuttavia ben si amalgamano nella costruzione dei pezzi; in due occasioni le tracce superano gli otto minuti senza però annoiare o essere ripetitive. Una ruolo fondamentale nel rendere questo dei Musashiden un buon lavoro è anche la qualità della registrazione (necessaria per le sonorità che ricercano) e la buona tecnica dei tre, che pur registrando col metodo del “buona la prima” riescono ad evitare grosse sbavature; volendo essere pignoli, alcune delle parti più tirate e pesanti sarebbero suonate meglio con una produzione più secca ed aggressiva; ma sono solo particolari.
Le due tracce centrali sono quelle che convincono di più: in particolare “Double Chin Princess”, che pare essere un incrocio tra certi pezzi minori delle Hole e le sfuriate elettriche dei primi Smashing Pumpkins, senza contare il fascino che ha sempre avuto (almeno su di me) questo tipo di musica con una voce femminile; solo in questo pezzo i Musashiden sembrano concedersi lo spazio necessario, mentre per esempio nella traccia d’apertura “Hangar/S4” danno quasi l’impressione di essere strizzati nei (comunque non pochi) cinque minuti. Forse è proprio lavorando su pezzi più dilatati e molto strumentali che i Musashiden troveranno un orientamento che li valorizzi appieno.
Tracklist
01 - Hangar s4
02 - Double Chin Princess
03 - Parallel Visions of the End
04 - Traffic/ Preview