Gli anni passano per tutti. Passano anche per gli Smashing Pumpkins e per Billy Corgan, ormai ultraquarantenne e, ironicamente parlando, possibile padre del suo batterista (Mike Byrne, classe 1990).
A vedere un loro live si va un po' rassegnati, oramai. Della formazione originale è rimasto solo lui, con il pizzetto e qualche chilo in più rispetto agli anni d'oro. Tutti gli altri sono solo rimpiazzi: buoni se non buonissimi musicisti, ma sempre e comunque rimpiazzi.
Una formazione che, anche facendo un po' di fatica, è difficile considerare più di un surrogato. Se a questo aggiungiamo lo stesso Corgan che, schiavo di ciò che ha scritto anni fa, è costretto a cantare canzoni sui problemi adolescenziali quando ormai sarebbe più plausibile come figura paterna, la serata parte già male.
Non fa niente, un gruppo con vent'anni di carriera sulle spalle può sempre recuperare. Dando al pubblico ciò che vuole, una scaletta con tutti i pezzi più famosi che ha, e un paio di chicche per i veri fan.
Peccato che di scaletta perfetta non si possa proprio parlare.
In due ore abbondanti di concerto, le Zucche si limitano a una scaletta da tour promozionale per i remaster di Gish e Siamese Dream e per il nuovo album di prossima uscita. Per il resto, esplorano superficialmente Mellon Collie, riesumano i B-side di Pisces Iscariot, sfiorano di striscio Adore, ignorano completamente Machina e Zeitgeist e ci propinano 4 o 5 pezzi dell'album di prossima uscita che nessuno conosce ancora.
Tutto questo lasciando indietro troppi grandi assenti: "Ava Adore", "Disarm", "1979", "Stand inside your love", "Today", giusto per citarne alcuni.
E così, due ore di concerto se ne vanno senza lasciare traccia. Certo, magari il fan più sfegatato che conosce a memoria Siamese Dream e che aspetta solo la sua versione rimasterizzata si può ritenere soddisfatto, ma ai fan più "casuali" quasi sicuramente è rimasta solo un po' di amarezza, oltre alla noia causata dalla lentissima parte centrale.
Un concerto che, in definitiva, non è stato davvero brutto, solo un po' insipido e dimenticabile. Un vero peccato, perché da una band che, cambi di formazione a parte, porta un nome così importante nella storia del rock contemporaneo, ci si sarebbe aspettato qualcosa di più ragionato.
Sarà per la prossima volta.