Ci sono alcuni dischi che è difficile recensire. E non certo perché siano brutti, bensì per il motivo contrario: sono album tosti, e non sai nemmeno da dove cominciare.
E' questo il caso di "Di nuovo lontano", l'ultimo lavoro dei pesaresi Montezuma.
Sette tracce, tutte strumentali e tutte sopra i 5 minuti di durata. Sette brani a cavallo tra stoner, post rock e post-hardcore.
Distorsioni calde e pesanti, effettistica in quantità industriale, stacchi di melodia e frammenti noise qui e là.
Basta ascoltare la lunghissima traccia di apertura, L'Alba di Marrakech, per capire di che pasta sono fatti i Montezuma. Dodici minuti abbondanti, tra distorsioni granitiche, chitarre urlanti. C'è un po' dei Mogwai di Young Team ma c'è anche un po' dei Tool.
E' facile perdersi tra i fraseggi melodici, o lasciarsi trasportare dal lungo crescendo che, lento e inesorabile, conduce dolcemente al devastante finale.
Il resto del disco non è da meno. Se nessuna delle altre tracce raggiunge la monumentale lunghezza della prima, non si può dire che siano meno affascinanti. La ricetta è sempre la stessa, alla quale va aggiunta la vena post-hardcore rimasta inizialmente sopita. Il risultato è un cocktail intrigante, dal sapore a tratti dolce e a tratti più ruvido, fatto sia di grinta che di riflessione.
Come "La Congiura delle Polveri", che si apre con un groove tipicamente hardcore ed evolve in progressive, degenera in noise, poi risale attraverso il post-rock e ancora progressive, quindi chiusura in noise. Mai titolo per un album fu più azzeccato, la sensazione di andare lontano è davvero palpabile.
Praticamente superfluo sarebbe segnalare una traccia che meriti più delle altre: tutte richiedono un ascolto, dalla prima all'ultima, nessuna esclusa.
Se proprio volessimo trovare un piccolo difetto, forse potrebbe stare nella ripetitività della ricetta. Se ascoltato per intero, ci si abitua all'imprevedibilità, agli stacchi improvvisi, all'alternanza di stili, alle stupende strofe a cui manca soltanto la parola. Ma si tratta di una piccolezza, di una piccola chiazza sopra un foglio impeccabilmente bianco.
Un album che va ascoltato dall'inizio alla fine. Prendetevi tempo, mettetevi comodi, e fatevi trasportare. Di nuovo lontano, sì, è il caso di dirlo.
TRACKLIST:
1. L'Alba Di Marrakech
2. La Foresta Imbalsamata
3. Quattro
4. Lenta In D
5. La Congiura Delle Polveri
6. Supernova
7. Il Codice Di Dresda