Winterage - Winterage

C'era una volta, tanto tanto tempo fa, un regno lontano in cui vivevano pace ed armonia custodi delle sette chiavi, pirati e bardi le cui canzoni ormai sono note a tanti; erano popoli pacifici, che basavano la propria cultura su miti e leggende antiche - oggi questa cultura è conosciuta come fantasy-.
Tutti loro, pur mantenendo intatte le proprie diversità, avevano in comune un modo speciale di narrare le proprie storie: c'era chi si abbandonava a sogni su tavole rotonde e re con spade che sorgevano in mezzo ai laghi; c'era chi si divertiva e faceva divertire interpretando la parte del giullare di corte e c'era chi - non li ringrazieremo mai abbastanza - riusciva a ricreare mondi fantastici mantenendo un contatto con la realtà e i problemi che noi dall'altra parte dello specchio viviamo ogni giorno. Più di tutto, e ce ne rendiamo conto oggi che centinaia di anni sono passati da allora, avevano dalla loro come arma più potente la spensieratezza e una enorme dose di autoironia.

Venne poi il giorno in cui un terribile mostro (parte italiano, parte tedesco, parte made in Japan) creato in laboratorio da menti perverse decise di invadere quel regno magico, portando prima false speranze e gioia effimera grazie a melodie facili ed orecchiabili e poi lasciando intorno a sè solo cenere e macerie. Fu una lotta impàri, combattuta fino allo stremo delle forze, ma gli antichi popoli dopo tanti anni senza combattere avevano perso l'energia e la forza che li aveva resi eroi. Fu così che nacque l'Hollywood Metal.

Da allora ogni sogno glorioso venne disperso per lasciar spazio a presunte saghe da "belli e buoni contro brutti e cattivi" e come diremmo noi oggi, andò tutto a puttane.

I Winterage nascono dalle ceneri del disastro di cui sopra: l'epicità delle gesta di eroi e miti è rilegata a due frasi fatte ripetute sino al limite estremo della sopportazione lasciando tanto, tantissimo (magari troppo?) spazio a lunghe canzoni strumentali che però lasciano solamente il dubbio si tratti di "canzoni senza voce" piuttosto che di suite strumentali accompagnate da un onnipresente pianola multi-effetto e dalla batteria con doppio pedale ad elicottero.
Per il resto, le capacità tecniche sembrano esserci, l'unica è concedere loro il beneficio del dubbio e sperare per loro che il prossimo disco riesca a far emergere la loro vera personalità.

Ci scuserete, ma noi continueremo a restare da questa parte dello specchio facendoci accompagnare dal Guardiano Cieco, vivendo per sempre felici e contenti.

Fine.

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