Mark Lanegan Band - Phantom Radio

altSono passati dieci anni dalla pubblicazione di Bubblegum, quello che potrebbe anche essere considerato l'apice della discografia di Mark Lanegan. All'epoca se ascoltavi Tom Waits - appena uscito anche lui nei negozi col monumentale Real Gone - il passaggio dal vecchio al nuovo, dal Maestro al discepolo sembrava obbligatorio; e chi più chi meno, ci siamo cascati tutti. 
Sono passati dieci anni, e mentre da allora Waits ha continuato a cambiare pelle e direzione non solo musicale, Lanegan è rimasto al palo ed ha continuato a fare quello che su Bubblegum sembrava magia. Sia chiaro, lo era, ancora oggi è difficile non provare le stesse emozioni disperate di allora; il punto è che se Lanegan artisiticamente, non è marcito da allora, poco manca. E addio magia.
 
Non voglio neanche stare a fare la lista sconfinata di dischi rilasciati a suo nome, dischi di cover - questi interessanti per un paio di giri -  o collaborazioni più o meno valide (l'ultima, infame, con gli Earth, rovinando un disco potenzialmente ottimo); la sensazione ormai è che stia cantando sempre la stessa canzone con una base musicale diversa. Eccezioni ovviamente ce ne sono state: la sua voce in Broken dei Soulsavers è un valore aggiunto che ha innalzato il disco a livelli assoluti; stessa cosa per Saturnalia dei Gutter Twins creati per l'occasione con Greg Dulli degli Afghan Whigs. Il resto si attesta su livelli di standard purtroppo sempre più bassi.
 
Il nuovo Phantom Radio è esattamente ciò che vi aspettate con la differenza che questa volta invece di avere un disco con uno spettro sonoro essenziale che accoppia la sua voce ad un pianoforte, o ad una chitarra acustica o a chitarre elettriche, o a degli archi, ci sono più o meno tutti questi elementi tenuti insieme dall'elettronica. Che è pure leggermente monotona e fuori tempo massimo, se proprio dobbiamo dirla tutta.
Non è un totale disastro, di sicuro non abbiamo a che fare con un dilettante, anzi - quando è ispirato riesce a toccare corde che di solito teniamo ben nascoste e riesce a far male;  i momenti di classe non mancano, e il pezzo a fine articolo ne è la prova migliore, peccato solo che i pregi vadano persi nella monotonia del tutto. Per l'ennesima volta.
 
Comunque sia, inutile disperare, anche senza andare a controllare sappiamo che tra un paio di mesi risentiremo la sua voce, sperando per l'ennesima volta che sia arrivato il momento del riscatto e della redenzione. Nel mentre, se proprio volete musica dal forte impatto emotivo ideale per coccolarvi mentre giocate con le lamette, Damien Rice ha appena pubblicato un disco fenomenale.
 
 


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