Bathory - Nordland I (2002)

altNordland I è il disco che non ti aspetti. Eh sì, perché dopo un paio di dischi oggettivamente brutti (Requiem e Octagon) e uno così così (Destroyer of Worlds), chi mai avrebbe atteso qualcosa di veramente buono da parte di Quorthon? Siamo nel 2002, il metal come lo conoscevamo negli anni ’80 è morto e sepolto, esploso in troppi sottogeneri senza arte né parte, il nu metal (crossover, chiamatelo come volete) è morto pure quello ancora prima di nascere. E invece cosa succede? Succede che Quorthon tira fuori un capolavoro assoluto. Fuori tempo massimo, con alcune idee riciclate dai suoi stessi dischi epic, eppure magico.

Tutto funziona a meraviglia, addirittura meglio che nel periodo ’89-'91 (’96 se ci mettamo anche Blood on ice). Nordland I è un disco totalmente epic (pagan, viking, as you wish..), le reminiscenze thrash/death degli ultimi lavori scompaiono del tutto, lasciando spazio al primo capitolo di un concept sulle terre del Nord, descrittivo, onirico, lontano.

La produzione? Grandiosa: old school, underground, fredda come il ghiaccio che spesso si incontra da quelle parti. Tutto suona bene, tutto è al punto giusto. Addirittura la voce di Quorthon è meno sgraziata del solito, ma espressiva come non mai, sofferta. I pezzi? Uno più bello dell’altro. L’intro Prelude è qualcosa di cinematograficamente splendido, ed apre sulla title track, uno dei pezzi più intensi della discografia dei Bathory. Nomination anche per Ring of gold, ballata acustica degna della miglior Bard Song di Blindguardiana memoria, il capolavoro Foreverdark Woods e per la doppietta conclusiva Great hall awaits a fallen brother/Mother Earth Father Thunder. Miglior disco dei Bathory, uno dei migliori dischi metal in assoluto. Nient’altro da aggiungere. Anzi sì: UP HIGH!



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