Slayer - Repentless

altChi l'avrebbe mai detto? Dopo la prematura morte di Jeff Hannemann, la burrascosa dipartita di Dave Lombardo e con Tom Araya che non perde occasione per sottolineare in ogni intervista che è stanco e preferirebbe stare a casa con la famiglia piuttosto che andare in tour, Repentless aveva tutta l'aria di un fiasco annunciato ed inevitabile.
Tutto il contrario. Il nuovo album degli Slayer, il dodicesimo in studio, è fresco, osa, è prodotto divinamente da Terry Date 
(manco a dirlo, nel suo CV ci sono Pantera, Soundgarden, Ozzy, Overkill e Dream Theater tra gli altri) e, ciò che più conta, funziona alla grande!
 
Senza Hannemann e con Gary Holt (Exodus) per la prima volta coinvolto nel songwriting qualcosa doveva cambiare per forza, e così è stato. Riff freschi e "nuovi" per gli Slayer, perfettamente miscelati ad altri tipicamente old school, brani mediamente corti ma curatissimi e ricchi di spunti notevoli, accelerazioni, stop and go azzeccatissimi e tanto tanto groove. La grande "incognita" era data dal rientro di Paul Bostaph, richiamato nello spigolosissimo compito di sostituire il dimissionario Lombardo. Beh, Bostaph promosso a pieni voti. 
Certo Lombardo era una fucina di influenze che che solo lui sa dove va a pescarle, mentre Bostaph è un batterista metal più "canonico", ciononostante in Repentless ha dato veramente il meglio di sè senza limitarsi al compitino. 
Per darvi un riferimento, ve la ricordate Gemini, l'inedito di Undisputed attitude? Ecco, tutto Repentless è pieno di magie simili, sia nei groove che nei fill.
Ma non è solo Bostaph che si è impegnato a fondo, in Repentless si avverte tantissima passione, tanto sudore e tanta voglia di rimettersi in gioco da parte di tutti.
Per considerarlo un capolavoro mancano forse quei due tre pezzi assoluti (non c'è nessuna Angel of death...), ma nel complesso stiamo parlando di quello che probabilmente è il miglior lavoro degli Slayer da Divine Intervention.
 
Nella prima parte troviamo un'ineditaintro strumentale malatissima che introduce due schegge impazzite, la già nota title-track e Take control, entrambe classici pezzi Slayeriani basati sul "tupatupa" come non ci fosse un domani. Ma pardossalmente è nella parte centrale del disco che troviamo le cose più interessanti, precisamente nel trittico Vices-Cast the first stone-When the stillness comes, tutte e tre slow-mid tempo nervosissime nelle quali è impossibile non scapocciare. E il bello è che anche nella parte conclusiva di Repentless non ci sono cedimenti: l'hardcore di Chasing death e Implode ricorda molto il periodo God hates us all, Piano wire (l'unica scritta con il contributo di Hannemann) è nuovamente un mid tempo malato, mentre Atrocity vendor e You against you faranno felici anche i fan divecchissima data grazie al loro mood totalmente ottantiano. Il sipario si chiude con Pride in prejudice, altro slow-mid tempo morboso e riuscitissimo.
In conclusione, Repentless non avrà forse picchi clamorosi ma neanche cali di tono, è un disco onesto e fresco. Scritto, 
suonato e prodotto alla grande in quello che è stato probabilmente il periodo più difficile in assoluto nella carriera degli Slayer. Superata ogni più rosea aspettativa.
 
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