PORCUPINE TREE - RICHARD BARBIERI

Come sta andando il tour, e come vi trovate a dividere il palco con gli Anathema?
Molto bene! Siamo appena tornati dagli Stati Uniti, e dopo una settimana a casa siamo venuti qui in Europa…è abbastanza lungo questo tour, ma ci stiamo divertendo.

Ho saputo che recentemente avete vinto il premio come “Best Album” secondo la rivista Classic Rock
Si! È stata davvero una grande soddisfazione, ed in più quando siamo andati a ritirare il premio eravamo seduti nel tavolo accanto a quello di Jimmy page e Jeff Beck, e c’era anche Tony Iommi…è stato bello.

Avete intenzione di suonare pezzi vecchi (pre In absentia) visto che negli ultimi anni avete sempre fatto pezzi recenti?
Ieri sera a Roma abbiamo suonato dei pezzi piuttosto vecchi, come “Dark Matter” e “Waiting” da Signify, e anche qualcosa da “The Sky Moves Sideways”…abbiamo variato un po’, e lo faremo anche stasera.

Duranete le sessions di “Fear of a Blank Planet” avete collaborato con Robert Fripp dei King Crimson e Alex Lifeson dei Rush. Come è nata la collaborazione e come vi siete trovati a lavorare con due mostri sacri del genere? Erano disponibili o un po’ spocchiosi?
Vedi, molti bravi musicisti sono molto umili, modesti ed insicuri…quelli presuntuosi in genere sono quelli che in realtà non hanno nulla da offrire. E collaborare con loro è stato grande, Fripp è un eroe, personalmente apprezzo moltissimo i lavori che ha fatto con Brian Eno. Dei Rush non conosco molto, ma Steven è un loro grande fan e per lui è stata la realizzazione di un sogno…e comunque la loro collaborazione è stata abbastanza minima, diciamo che hanno aggiunto un po’ di colore qui e là…

I Porcupine Tree sono partiti come una “fictiornary band”, e avete portato avanti la leggenda che fosse un gruppo leggendario degli anni 70 per ben due album: che cosa poi vi ha convinto a “scoprirvi”?
All’ inizio non esisteva un vero gruppo, faceva tutto Steven: la band vera e propria si è formata molto dopo, io e Colin abbiamo suonato con lui a partire dal secondo album, ma i Porcupine Tree non sono stati un gruppo vero e proprio fino a “Signify”; dopo quello siamo diventati un vero gruupo ed abbiamo iniziato a suonare dal vivo, ma prima era semplicemente il progetto di Steven. In effetti credo che lui comunque anche prima volesse un gruppo, ma non riuscendo ad averne uno se l’è inventato; quando poi è venuta l’esigenza di suonare dal vivo ha deciso di formare una vera band, la gente iniziava ad apprezzare quello che faceva e voleva vedere i Porcupine Tree dal vivo, e quindi ha dovuto trovare una soluzione al problema.

Il concept di “Fear of a blank planet” è stato fortemente influenzato da “Lunar park” di Brett Easton Ellis, con la differenza che il romanzo è scritto dal punto di vista del padre e i testi delle canzoni da quello del figlio. Cosa l’ha spinto a basare i testi su questo romanzo, e perché la scelta di ribaltare la prospettiva?
Dunque, principalmente credo perché quando canti qualcosa lo vuoi cantare in prima persona, e raccontando il libro del figlio ma da un punto di vista esterno Steven ha preferito ribaltare la prospettiva; è raro cantare alla terza persona. E poi perché i fatti narrati riguardavano il figlio, ed ha preferito narrarli dalla sua prospettiva. Inoltre credo sia anche un’analisi del rapporto che hanno i giovani con la tecnologia, che sta diventando sempre più importante ed onnicomprensivo e sta modificando la struttura dei rapporti sociali e delle relazioni tra persone: ora mai sono troppo attaccati ai vari computer e iPod (mentre parla ha accanto a se un Mac che si è portato dietro dall’altro camerino, dov’era con gli altri Porcupine Tree, OGNUNO col proprio Mac, ndr) distaccandoli dai famigliari e dagli amici. E questo può risultare pericoloso…in realtà noi non stiamo giudicando nulla però, si tratta semplicemente di un’osservazione di come stanno andando le cose.

Fin dagli inizi i Porcupine Tree sono stati acclamati come i Pink Floyd del futuro. Come vi ritrovate in questa definizione?
Non credo sia un paragone che possa funzionare fino in fondo, voglio dire, abbiamo una certa etica o un certo approccio alla musica che può essere accostabile, ci è sempre piaciuta l’idea tipica degli anni ‘70 del concept album, la copertina, le foto e tutto il packaging che sono coerenti con i testi, insomma la concezione di un album come un opera unica; ora invece è tutto più frazionato, scarichi una canzone qui e una là, ascolti un pezzo di un album, magari mentre guidi e non ci presti la dovuta attenzione…comunque no, non credo che saremo i prossimi Pink Floyd (ride, ndr). Però credo che negli anni ’70 avremmo avuto molto più successo, quello si, anche se comunque pare che ora siamo tra le band progressive più conosciute.

So che durante il concerto ci sarà qualcuno che proietterà dei video dietro dei voi: pensate che i video possano in qualche modo arricchire la vostra musica?
Si, c’è questo ragazzo danese, Larson Hoier che ha fatto le grafiche del disco e tutti filmati che proietteremo, e per noi è un vero e proprio membro del gruppo: per noi le parti visuali devono essere sincronizzate con la musica come due parti di un’unica cosa…è una cosa che abbiamo visto fare ai Tool, li conosci? Loro hanno degli effetti visuali e dei giochi di luce fantastici, ne siamo rimasti molto colpiti. Sarebbe bello realizzare un dvd con delle immagini filmate e sotto la nostra musica, magari un album intero, come colonna sonora…cosa che in realtà c’è già negli extra di un dvd che abbiamo pubblicato, ma quella è una cosa molto breve. E stasera vedrai due video in particolare che accompagneranno gli ultimi due pezzi di cui sono particolarmente fiero, credo che lì la musica si fonda perfettamente con le immagini.

Prima hai citato i Tool, che sono una band relativamente giovane: c’è qualche altro gruppo recente che ti piace particolarmente?
Forse nulla di esattamente nuovo, ho più che altro riscoperto gruppi del passato…ma comunque mi piacciono moltissimo i Radiohead, l’ultimo disco è fantastico…i Sigur Ròs, un po’ di elettronica tipo Aphex Twin o i Boards Of Canada, ma più che altro sto recuperando molti gruppi del passato. Ed una cosa divertente è che molta gente pensa che noi siamo una nuova band, quando siamo in giro da così tanto tempo! Comunque questo è positivo, perché vuol dire che abbiamo sempre qualcosa di nuovo e fresco nel nostro sound.

Intervista realizzata in collaborazione con Radio Lupo Solitario.

18/11/2007

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